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Un ragazzo diverso dagli altri, un anticonformista che cerca di rendere le sue idee... ma nessuno lo ascolta. Un tipo che richiede serietà e da serietà. Un tipo che richiede rispetto e da rispetto. Un malvagio giovane pret-à-porter.

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Filosofia 7 
Matematica67 
Fisica 7 
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mercoledì, 19 marzo 2008

Tazza di tè fumante.
Migliaia di pensieri.
Centinaia di timori.
Decine di convinzioni.
Una sola certezza.
postato da: Chitarrista alle ore 00:21
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categorie: introspezione
martedì, 04 marzo 2008

Mi ha assalito un improvviso senso di malinconia.
Mi accingevo a tornare in camera, dopo alcuni minuti al bagno, ed ho pensato al resto della serata, ormai conclusa.

Mi sento come quei bambini che, costretti dai genitori, non vogliono stare a letto, preferiscono restare qualche altro minuto svegli.

E così mi sento io.

Una sensazione strana.
postato da: Chitarrista alle ore 23:39
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categorie: introspezione
lunedì, 03 marzo 2008

Ok, ricominciamo da capo.
Il 28 febbraio ho sostenuto il secondo esame per il recupero del debito.
Qualcuno dalla memoria più lunga ricorderà che non l'avevo superato, ma lo sapevo già da prima di sostenere il primo esame. Pre-cog, l'ho detto allora e lo ripeto oggi.

Dicevo, ho sostenuto questo esame su Orazio. Eravamo in tre della mia classe. Superato. Tutti.
Ed era pure ora, dico io.

Ok, tralasciando questo spuntano fuori altri fatti.
Questa settimana, da oggi a sabato, sarà dedicata al recupero delle insufficienze del primo trimestre, l'ennesima farsa partorita dalla mente di... di qualcuno, boh.

'nzomma, secondo 'sta cavolata, chi ha preso un'insufficienza al primo trimestre (da qui in avanti definiti "cattivi") dovrà, in questi giorni, sanarla con un compito scritto o un'interrogazione orale, in base alla materia ed alla scelta del docente.
E coloro che non l'hanno avuto (da qui definiti "bravi")?
I bravi faranno altrettanto, eccezion fatta per le materie esclusivamente orali, che vedranno impegnate solo i cattivi.

Così, oggi avevamo fisica e inglese.
Il compito di fisica per i bravi varrà come interrogazione orale, quello di inglese non so.
Il primo mi è venuto una mezza schifezza: chiedeva definizioni di diverse cose. In tutto otto domande, io ho risposto a cinque e in maniera un po' atipica. Nel senso che avrò scritto una marea di cacchiate, ma io le definizioni non riesco a memorizzarle. Un po' come la storia. Entrano da un orecchio, escono dall'altro.
Inglese, invece, era una pagliacciata. Semplicissimo. Dieci minuti netti, su 55 complessivi.

Domani, invece, la tragedia.

E' un po' di tempo che dovrei fare un'interrogazione di italiano, dal momento che non ho voto.
Sabato non sono andato a scuola.
Quello stesso giorno, la prof di italiano ha detto che, domani, avrebbe interrogato "le persone senza voto".
Per una ragione o per un'altra, si son ricordati di dirmelo solo oggi.
Se l'avessi saputo sabato, avrei avuto il tempo per prepararmi e sostenere una buona interrogazione, ma in queste condizioni arriverò a scuola impreparato, specialmente considerando che domani ho un'interrogazione di arte, programmata da un po' di tempo, e devo ancora studiare tutti gli argomenti, senza contare che ci sarà anche la prova di matematica.
Giovedì, poi, ci sarà la prova di italiano, per tutti, valida come voto orale. Sarebbe un'occasione perfetta per prendere un buon voto.

Sinceramente, sono costernato.
Mi dispiace moltissimo di aver saputo questa cosa con estremo ritardo. Mi sembra una mancanza di rispetto nei miei confronti, mi sento una persona dimenticata.
Quando vengo a sapere che altre persone sono in difficoltà, o sono state richieste per un'interrogazione, io mi prendo la briga di telefonare, avvertire e rincuorare.
Perché nessuno lo fa mai con me?
Perché nessuno si ricorda mai di me?
Ma soprattutto: perché devo condurre una vita da emarginato?

Perché devo sentirmi attaccato da ogni parte, oggetto degli scherni di chiunque?
Temo di non poter sostenere questa situazione abbastanza a lungo da finire l'anno scolastico.
Rischio di esplodere prima, di voler abbandonare tutto, di voler lasciare quel luogo di dolori e rimpianti.
Di voler sparire, non lasciarmi rintracciare dagli altri, abbandonare questo anno e costruirne uno nuovo, più coerente, migliore da ogni punto di vista.

Oppure mi risveglierei, sudato, da un lunghissimo sonno, trovandomi anziano, steso in un letto, moribondo, di fronte ad uno stuolo di persone che piangono lacrime forzate e mi renderei conto che tutto ciò, tutto quel che sto attualmente vivendo, tutto ciò che sto attualmente pensando, vedendo, creando non è altro che effimera fantasia.

Vorrei spegnere la mente. Solo per un po'.
Ma il mondo gira veloce e rischiamo di volare via.
postato da: Chitarrista alle ore 15:49
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categorie: scuola, introspezione, angolo sfoghi
martedì, 26 febbraio 2008

Temo di essere uscito dal mio periodo introspettivo.
Mi sento nuovamente ancorato alla realtà, saldo, senza alcuna ragione per proseguire il disordinato racconto di me che stavo dando.
Mi sono scoperto più complesso di quanto credessi. Credevo di condurre una vita semplice, in un corpo semplice, gettato in un mondo complesso.
Ma non è così: ho trovato caratteristiche molto strane, in me. Cose che non sapevo di pensare.
Ho riflettuto molto, ho scoperto molto.
Ma non ho trovato l'essenza della vita stessa: il motivo dell'esistenza.
Non mi ritengo deluso per non aver raggiunto questo obiettivo che NON mi sono prefissato, ma che è una mia fissazione da diversi anni.
Non abbandonerò la riscoperta di me, ma non la forzerò. Proseguirò, quando sentirò di essere nuovamente in grado di affrontarlo, un nuovo attacco a me stesso, forse con nuovi mezzi e nuove capacità cognitive.

Per un po', quindi, vi sorbirete i soliti pallosissimi interventi della "vita quotidiana".

Non ho parlato della scuola per un bel po'. Non volevo parlarne.
Abbiamo fatto una simulazione di terza prova: latino, geografia astronomica, storia dell'arte, filosofia, inglese.
Latino: si trattava della concezione del tempo in Seneca. Io credevo che avrebbe messo S. Agostino e la sua concezione del tempo, così ho studiato quest'ultimo autore. Per fortuna ricordavo bene Seneca, così ho preso un buon 7.3/10 che è andato subito a risultare come voto orale.
Geografia astronomica: l'esperienza di Guglielmini, che dimostrò che la Terra gira. Credo di averlo scritto bene, ma ho avuto 2/3. Boh.
Storia dell'arte: il rapporto tra la vita e le opere di un autore del XIX secolo a nostra scelta. Io ho scelto Delacroix ed ho suggerito ad una mia compagna di classe, in difficoltà, di parlare dello stesso pittore. Abbiamo preso 1.5/3 perché, secondo la prof, abbiamo copiato. Gli altri hanno fatto Manet e Monet. Non hanno copiato, ovviamente.
Filosofia: il copernicanesimo filosofico nella Critica della Ragion Pura di Kant, il ribaltamento del rapporto tra soggetto e oggetto. 12/15 preso semplicemente.
Inglese: il tema del doppio in Dorian Gray. Non molti hanno capito cosa fosse. 11.5/15.

Si, ognuno ha espresso i voti a modo proprio. Chi in decimi, chi in terzi, chi in quindicesimi. Tra qualche giorno avremo i punteggi esatti.

Abbiamo fatto un po' di compiti in classe. Ho preso 2¼ al compito di matematica, 8 a quello di inglese, 7½ a quello precedente di italiano.
Sto aspettando i risultati di quello di fisica fatto ieri, quello di italiano svolto sabato e devo prepararmi per l'esame per il superamento del debito di latino di giovedì.

Au revoir!
postato da: Chitarrista alle ore 16:08
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categorie: scuola, introspezione
venerdì, 22 febbraio 2008

Non mi importa, generalmente, che la gente parli di me.
Possono dire quel che vogliono, ma non mi sta bene che le persone mi prendano per stupido.
E' la cosa che più mi innervosisce.
Posso essere gentile, carino e simpatico, ma se qualcuno mi tratta da stupido vado in bestia.
Non mi va che la gente dica questo di me.
Chiunque mi può dire che sono una persona disgustosa, che sono odioso, che sono egoista, egocentrico, disfattista.
Ma nessuno ha il diritto di dirmi che sono stupido.
Perché non è così. Punto.
E mi fa innervosire la sola idea che qualcuno possa pensare questo di me.

Odio essere preso in giro.
Mi infastidisce. Ed io odio essere infastidito.
Mi piace essere tranquillo, avere un senso di stabilità.
Essere sereno. Come ero fino a poco fa.
Ma questo la gente non lo capisce.
Crede che sia io quello sbagliato.
Che io dovrei cambiare, perché mi devo conformare agli altri.
Ma perché dovrei diventare simile agli altri?
Voglio differenziarmi, dimostrare di essere me stesso, di poter pensare liberamente, senza i freni imposti da una società che impone schemi da seguire.

Infine, odio le domande.
Non sopporto che la gente mi ponga delle domande.
"Come stai?"
"Che è successo?"
"Che hai fatto ieri?"
Non le reggo. Non ci riesco.
Mi affatica rispondervi, mi affatica sentirle.
Ma questo la gente non lo capisce.
Crede che sia io quello sbagliato.
Che io dovrei cambiare, dovrei ascoltare le domande.
E le risposte.
Ma non ne sento il bisogno.
postato da: Chitarrista alle ore 15:34
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categorie: introspezione, angolo sfoghi
mercoledì, 20 febbraio 2008

Non è il piacere di raggiungere la propria meta, ma il piacere di viaggiare.
E' l'aspettativa, è l'idea che vaga, è la proposta di nuovi obiettivi.
Ma, una volta raggiunto il luogo, smettiamo di fantasticare e ci doniamo totalmente alla realtà.
Riprendiamo a pensare alla solite cose, senza nulla aggiungervi. Nè nulla togliervi.
E, come conseguenza, dimentichiamo anche i nostri obiettivi, le nostre risorse.
La nostra identità.


Non è forse vero che, mentre siamo su un treno e osserviamo il paesaggio esterno, fantastichiamo sulla nostra meta?
Se non conosciamo il luogo che raggiungeremo, ci facciamo un'idea del posto, spesso fantastica, irreale.
Poi raggiungiamo la meta. Osserviamo la realtà che ci sta di fronte. Riflettiamo e ricordiamo i luoghi di fantasia che la mente aveva realizzato per noi.
E restiamo delusi, perché nulla è mai come ci aspettiamo.
Nulla è mai semplicemente perfetto.
Nulla ci rispecchia mai totalmente.
Ma continuiamo a vivere con la speranza di trovare qualcosa che riesca ad attraversare perfettamente quello spazio mentale che abbiamo creato in noi.
Vorremmo trovare quella forma - mai troppo stretta, mai troppo larga, mai troppo diversa - che possa porre fine a questa continua ricerca.
Ma non la troviamo, né la troveremo mai.
Ma se dovessimo trovarla, non saremmo soddisfatti. La guarderemmo, ci gireremmo intorno, sorrideremmo e ci renderemmo conto che era proprio ciò che speravamo, che desideravamo.
Ma la felicità è un attimo fugace.
E dopo poco torneremmo ad essere delusi.
postato da: Chitarrista alle ore 21:56
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categorie: introspezione
lunedì, 18 febbraio 2008

Poi, però, sopraggiunge la sera.
Tutto cambia, tutto peggiora, la lunga mano del buio ci copre e la mente smette di aiutarci.
E così ci affidiamo alla realtà istintuale, che ci ricorda che, in fondo, siamo animali.
E ci rivela che la razionalità, sin troppo spesso, è un male che non sappiamo curare.
postato da: Chitarrista alle ore 00:12
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categorie: introspezione
domenica, 17 febbraio 2008

Un'altra mattina, invece, ti risvegli e ti sembra d'esser tornato bambino.
Guardi gli oggetti di ogni giorno e li ricordi così come li vedevi tempo addietro.
Guardi le novità e non le riconosci.
Poi guardi fuori e scopri un mondo tutto nuovo.
Fatto di sogni, di paure, di emozioni.
Ma non di ricordi.

Ma finisci per ferirti, perché non ricordi niente del passato.



Stamattina mi sono svegliato dopo un sogno strano.
Nel sogno ero bambino e tutto era strano.
Ero nella stanza dei miei genitori, in loro compagnia.
Al mio risveglio, poi, mi sono guardato intorno, nella mia stanzetta illuminata dalla luce proveniente dall'esterno, e tutto mi sembrava così ignoto.
E in cucina, poi, ho notato quella stessa luce che avevo visto anni prima, quando ero ancora bambino.

Avevo gli occhi del fanciullo.
Ed è così strano, anche alla mia età, ricordare quel tempo passato da così pochi anni.
È così strano rendersi conto di non essere cresciuti da allora.
Scoprire di essere sempre come cinque o dieci anni prima e di aver dimenticato quelle piccole cose che solo un bambino può notare.
Allora, forse, è davvero utile ricordare?
Serve a qualcosa avere ricordi dei piccoli dettagli?
Oppure ci fanno male?
postato da: Chitarrista alle ore 22:29
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categorie: introspezione
venerdì, 15 febbraio 2008

Eppure non posso avere sempre una buona parola per tutti.
E' anche complesso. Devi rifletterci.
Devi pensare a ciò che devi dire.
Non devi ferire la persona.
Non devi sbagliare.

Ma non sempre è tutto così semplice.
Possiamo porci dei limiti, possiamo superarli, ma restiamo sempre persone.
Persone che vivono la propria vita. Una vita che non è bella, ma non fa nemmeno schifo.
Una vita. E basta.

Poi ci relazioniamo con gli altri.
Discutiamo, litighiamo, ci riappacifichiamo.
Ma siamo, siamo stati, saremo e sempre resteremo solo persone.

Puntini sparpagliati per la Terra.
Dove più, dove meno.
Sperando di incontrare la persona con cui condividere la nostra vita.
Sperando di non dover passare la vita a soffrire.

Per cosa, poi?
Per andare tutti incontro allo stesso destino?
Per farci beffe degli altri?

E allora perché esistiamo?
postato da: Chitarrista alle ore 22:41
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categorie: introspezione
mercoledì, 13 febbraio 2008

Provo ad essere sempre positivo.
Ultimamente non sta accadendo nulla.
Se non altro, nulla di negativo.
Ma continuo a stare qui, sospeso ad un filo. Oscillo.
E mi agito.
Ma non mi decido a cadere da me.

E infine penso.


E' un periodo ambiguo. Non ci sono avvenimenti particolari. Non sta accadendo nulla.
Io continuo a stare seduto su una sedia, ad aprire libri, a chiuderne altri, a prendere una chitarra, a suonare un paio di brani, a posarla ed a ricominciare la routine.
Dicono che la routine faccia male all'essere umano.
Ne sono convinto anche io.

E intanto, nulla accade, nulla si sposta, diversi mal di testa, e tutto ricomincia, più noioso di prima.

Mi sto abituando. Male.

Mi sto aprendo. L'avevo detto e lo sto facendo.

Piccola nota a piè di pagina per chi non mi vede più su MSN e crede che sia morto o chi non mi vede più su MSN e non se ne fotte assolutamente un benemerito cazzo: non sto accedendo per una serie di motivi.
Il primo è che, per perdere tempo durante la sera, sto vedendo un po' di film e, alla fine di questi, mi butto nel letto a dormire.
Il secondo è che non ho più molta voglia di stare su MSN. Un tempo collegavo appena acceso il PC. Ultimamente ho iniziato ad aprirlo, ma a collegarmi solo di sera. Ora non lo sto affatto aprendo.
Ho voglia di essere un po' più libero e un po' meno rintracciabile.
postato da: Chitarrista alle ore 15:55
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categorie: introspezione