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Un ragazzo diverso dagli altri, un anticonformista che cerca di rendere le sue idee... ma nessuno lo ascolta. Un tipo che richiede serietà e da serietà. Un tipo che richiede rispetto e da rispetto. Un malvagio giovane pret-à-porter.

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martedì, 26 febbraio 2008

Temo di essere uscito dal mio periodo introspettivo.
Mi sento nuovamente ancorato alla realtà, saldo, senza alcuna ragione per proseguire il disordinato racconto di me che stavo dando.
Mi sono scoperto più complesso di quanto credessi. Credevo di condurre una vita semplice, in un corpo semplice, gettato in un mondo complesso.
Ma non è così: ho trovato caratteristiche molto strane, in me. Cose che non sapevo di pensare.
Ho riflettuto molto, ho scoperto molto.
Ma non ho trovato l'essenza della vita stessa: il motivo dell'esistenza.
Non mi ritengo deluso per non aver raggiunto questo obiettivo che NON mi sono prefissato, ma che è una mia fissazione da diversi anni.
Non abbandonerò la riscoperta di me, ma non la forzerò. Proseguirò, quando sentirò di essere nuovamente in grado di affrontarlo, un nuovo attacco a me stesso, forse con nuovi mezzi e nuove capacità cognitive.

Per un po', quindi, vi sorbirete i soliti pallosissimi interventi della "vita quotidiana".

Non ho parlato della scuola per un bel po'. Non volevo parlarne.
Abbiamo fatto una simulazione di terza prova: latino, geografia astronomica, storia dell'arte, filosofia, inglese.
Latino: si trattava della concezione del tempo in Seneca. Io credevo che avrebbe messo S. Agostino e la sua concezione del tempo, così ho studiato quest'ultimo autore. Per fortuna ricordavo bene Seneca, così ho preso un buon 7.3/10 che è andato subito a risultare come voto orale.
Geografia astronomica: l'esperienza di Guglielmini, che dimostrò che la Terra gira. Credo di averlo scritto bene, ma ho avuto 2/3. Boh.
Storia dell'arte: il rapporto tra la vita e le opere di un autore del XIX secolo a nostra scelta. Io ho scelto Delacroix ed ho suggerito ad una mia compagna di classe, in difficoltà, di parlare dello stesso pittore. Abbiamo preso 1.5/3 perché, secondo la prof, abbiamo copiato. Gli altri hanno fatto Manet e Monet. Non hanno copiato, ovviamente.
Filosofia: il copernicanesimo filosofico nella Critica della Ragion Pura di Kant, il ribaltamento del rapporto tra soggetto e oggetto. 12/15 preso semplicemente.
Inglese: il tema del doppio in Dorian Gray. Non molti hanno capito cosa fosse. 11.5/15.

Si, ognuno ha espresso i voti a modo proprio. Chi in decimi, chi in terzi, chi in quindicesimi. Tra qualche giorno avremo i punteggi esatti.

Abbiamo fatto un po' di compiti in classe. Ho preso 2¼ al compito di matematica, 8 a quello di inglese, 7½ a quello precedente di italiano.
Sto aspettando i risultati di quello di fisica fatto ieri, quello di italiano svolto sabato e devo prepararmi per l'esame per il superamento del debito di latino di giovedì.

Au revoir!
postato da: Chitarrista alle ore 16:08
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categorie: scuola, introspezione

[CONTEST] DaniRevi non scherza!


E non scherza. In occasione del primo compleanno del suo blog, ha deciso di regalare, grazie al denaro guadagnato con Google Adsense, il computer a risparmio energetico con gOS Linux preinstallato.
Si tratta di un computer che consuma pochissimo, grazie anche all'hardware ben calibrato ed al sistema operativo GNU/Linux, garanzia di stabilità, velocità, semplicità, consumi ridotti.

Buona fortuna a tutti i partecipanti, con la speranza che questo computer possa entrare in possesso di qualcuno che ne ha davvero bisogno e che abbia la voglia, se già non ne fa parte, di conoscere il mondo Linux. :)
postato da: Chitarrista alle ore 13:54
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categorie: linux
domenica, 24 febbraio 2008

L'HD DVD va in pensione, il Blu Ray resta in gioco.
È la prima volta che Sony riesce a piazzare un suo formato, ma quanto durerà?

Nella lotta, io mi tiro da parte.
Continuo ad usare i DVD.
Quando moriranno i DVD, resteranno sempre i vari formati DivX, XviD, MKV.

Chi lascia la via vecchia per la nuova...
postato da: Chitarrista alle ore 20:54
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categorie:
venerdì, 22 febbraio 2008

Non mi importa, generalmente, che la gente parli di me.
Possono dire quel che vogliono, ma non mi sta bene che le persone mi prendano per stupido.
E' la cosa che più mi innervosisce.
Posso essere gentile, carino e simpatico, ma se qualcuno mi tratta da stupido vado in bestia.
Non mi va che la gente dica questo di me.
Chiunque mi può dire che sono una persona disgustosa, che sono odioso, che sono egoista, egocentrico, disfattista.
Ma nessuno ha il diritto di dirmi che sono stupido.
Perché non è così. Punto.
E mi fa innervosire la sola idea che qualcuno possa pensare questo di me.

Odio essere preso in giro.
Mi infastidisce. Ed io odio essere infastidito.
Mi piace essere tranquillo, avere un senso di stabilità.
Essere sereno. Come ero fino a poco fa.
Ma questo la gente non lo capisce.
Crede che sia io quello sbagliato.
Che io dovrei cambiare, perché mi devo conformare agli altri.
Ma perché dovrei diventare simile agli altri?
Voglio differenziarmi, dimostrare di essere me stesso, di poter pensare liberamente, senza i freni imposti da una società che impone schemi da seguire.

Infine, odio le domande.
Non sopporto che la gente mi ponga delle domande.
"Come stai?"
"Che è successo?"
"Che hai fatto ieri?"
Non le reggo. Non ci riesco.
Mi affatica rispondervi, mi affatica sentirle.
Ma questo la gente non lo capisce.
Crede che sia io quello sbagliato.
Che io dovrei cambiare, dovrei ascoltare le domande.
E le risposte.
Ma non ne sento il bisogno.
postato da: Chitarrista alle ore 15:34
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categorie: introspezione, angolo sfoghi
mercoledì, 20 febbraio 2008

Non è il piacere di raggiungere la propria meta, ma il piacere di viaggiare.
E' l'aspettativa, è l'idea che vaga, è la proposta di nuovi obiettivi.
Ma, una volta raggiunto il luogo, smettiamo di fantasticare e ci doniamo totalmente alla realtà.
Riprendiamo a pensare alla solite cose, senza nulla aggiungervi. Nè nulla togliervi.
E, come conseguenza, dimentichiamo anche i nostri obiettivi, le nostre risorse.
La nostra identità.


Non è forse vero che, mentre siamo su un treno e osserviamo il paesaggio esterno, fantastichiamo sulla nostra meta?
Se non conosciamo il luogo che raggiungeremo, ci facciamo un'idea del posto, spesso fantastica, irreale.
Poi raggiungiamo la meta. Osserviamo la realtà che ci sta di fronte. Riflettiamo e ricordiamo i luoghi di fantasia che la mente aveva realizzato per noi.
E restiamo delusi, perché nulla è mai come ci aspettiamo.
Nulla è mai semplicemente perfetto.
Nulla ci rispecchia mai totalmente.
Ma continuiamo a vivere con la speranza di trovare qualcosa che riesca ad attraversare perfettamente quello spazio mentale che abbiamo creato in noi.
Vorremmo trovare quella forma - mai troppo stretta, mai troppo larga, mai troppo diversa - che possa porre fine a questa continua ricerca.
Ma non la troviamo, né la troveremo mai.
Ma se dovessimo trovarla, non saremmo soddisfatti. La guarderemmo, ci gireremmo intorno, sorrideremmo e ci renderemmo conto che era proprio ciò che speravamo, che desideravamo.
Ma la felicità è un attimo fugace.
E dopo poco torneremmo ad essere delusi.
postato da: Chitarrista alle ore 21:56
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categorie: introspezione

Stamattina siamo stati al teatro per vedere "Uno, nessuno e centomila" di Pirandello.
Personalmente, non amo molto Pirandello, ma mi piacciono le idee che comporta, così come mi è piaciuta la rappresentazione.
All'esame di maturità dovrei portare proprio Pirandello, che si collega abbastanza bene all'argomento principale che porterò.
La prof è rimasta sconcertata quando gliel'ho detto (lei adora Pirandello)... eppure fu proprio lei a suggerirmelo ed io sono stato d'accordo.

Ed oggi, studio e riflessione.
postato da: Chitarrista alle ore 14:48
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categorie:
martedì, 19 febbraio 2008

Come scoprirsi cretini

Dopo la storiella precedente, il famoso giovane appena diciannovenne aveva preso una decisione.
Ormai sconfortato dalla scarsa funzionalità della sua Ubuntu, aveva deciso di formattare per fare spazio ad una Ubuntu 64bit, risolvendo, in un colpo solo, alcuni problemi di lentezza del PC e il disastro creato con le GTK.
Il giovane inizia il backup dei suoi troppi dati, spostando tutta la sua spazzatura verso DVD, lettori MP3, altri dischi rigidi e piange lacrime amare.
Sconcertato dalla lentezza nella copia di alcuni file, egli decide di riavviare il PC.
Al riavvio, gdm mostra chiazze di colore. Evidentemente, ai creatori di gdm piace molto l'arte moderna.

Per nulla preoccupato, afferra il disco di Ubuntu 64bit, lo inserisce nel suo fido masterizzatore DVD, impreca in aramaico antico per far partire il tutto e si fionda a copiare... scoprendo che i file erano troppo grossi per poter essere spostati.
Passa su Windows, per tentare l'ultima copia. Ma anche il sistema di Redmond fallisce miseramente.
E così, dovrà dire addio a 10GB di dati, seppur poco importanti.
Così, il giovane non si scoraggia ed installa la sua fida Ubuntu, realizzando una swap di 2GB e una root che occupa il resto del suo disco da 80GB, pur sapendo che farebbe bene a tenere la home altrove.
Ma il disco è piccolo, e la papera non galleg... scusate, il narratore si mette da parte e lascia il posto al protagonista, che si avvicina con fare minaccioso.


Una storia brutta. Ho un HDD da 80GB, ne voglio prendere uno da 250GB. Così posso separare / da /home e vivere meglio.
UFFA!
postato da: Chitarrista alle ore 19:57
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categorie: linux
lunedì, 18 febbraio 2008

Come uccidere le GTK

In una sera vicina, troppo vicina, un ragazzo niciannovenne da un mese esatto decide che aggiornare Totem sia una scelta necessaria.
Totem è il suo riproduttore di filmati preferito, che, purtroppo, soffre di qualche blocco di troppo, imputabile a Xine. Il giovane torna allegramente alla versione GStreamer, ma resta della sua idea.
Prende il coraggio a tre mani, scarica il sorgente di totem, lo configura... ma scopre di aver bisogno di una nuova versione delle GTK.
Con la quarta mano, quindi, afferra gli strumenti di controllo e si dirige verso una baia dove poter acquisire il sorgente delle GTK.
Il giovane trova tantissimi possibili download, ma l'occhio gli cade su uno in particolare. Così decide di scaricare questo pacchetto, del quale non sa nulla.
Egli estrae il contenuto del pacchetto, lo configura, lo installa.
Non si poteva aspettare che tutto dovesse ritorcersi contro di lui
La mattina in cui il giovane si trova ad avere 19 anni, un mese e un giorno, la sua Ubuntu decide di dirgli "O famoso giovine! Lei è un cretino!".
Le sue GTK appaiono orride. Gli sembra di ritornare ai tempi dei vecchi Windows 95 e 98.
Il giovane, ormai disperato perché incapace di avviare il suo client Torrent preferito (Deluge), prova la reinstallazione di una vecchia versione di Totem.
Ma, dal suo Synaptic, scopre che Totem non risulta installato.
Ah, se non avesse compilato quel sorgente!
Allora decide le maniere dure: vuole portare indietro le GTK per far impazzire Totem e convincerlo a tornare sui suoi passi.
Ma le GTK, pur tornando indietro, decidono che è simpatico essere alla moda.
Ah, se non avesse compilato quelle GTK!

Morale della favola: quando le GTK ti fanno le pernacchie alle spalle, tu passa alle Qt e aspetta che le acque si siano calmate.
Stretta la foglia, larga la via, già che sei fottuto, ci mettiamo anche la zia Pia.
postato da: Chitarrista alle ore 15:03
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categorie: linux

Poi, però, sopraggiunge la sera.
Tutto cambia, tutto peggiora, la lunga mano del buio ci copre e la mente smette di aiutarci.
E così ci affidiamo alla realtà istintuale, che ci ricorda che, in fondo, siamo animali.
E ci rivela che la razionalità, sin troppo spesso, è un male che non sappiamo curare.
postato da: Chitarrista alle ore 00:12
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categorie: introspezione
domenica, 17 febbraio 2008

Un'altra mattina, invece, ti risvegli e ti sembra d'esser tornato bambino.
Guardi gli oggetti di ogni giorno e li ricordi così come li vedevi tempo addietro.
Guardi le novità e non le riconosci.
Poi guardi fuori e scopri un mondo tutto nuovo.
Fatto di sogni, di paure, di emozioni.
Ma non di ricordi.

Ma finisci per ferirti, perché non ricordi niente del passato.



Stamattina mi sono svegliato dopo un sogno strano.
Nel sogno ero bambino e tutto era strano.
Ero nella stanza dei miei genitori, in loro compagnia.
Al mio risveglio, poi, mi sono guardato intorno, nella mia stanzetta illuminata dalla luce proveniente dall'esterno, e tutto mi sembrava così ignoto.
E in cucina, poi, ho notato quella stessa luce che avevo visto anni prima, quando ero ancora bambino.

Avevo gli occhi del fanciullo.
Ed è così strano, anche alla mia età, ricordare quel tempo passato da così pochi anni.
È così strano rendersi conto di non essere cresciuti da allora.
Scoprire di essere sempre come cinque o dieci anni prima e di aver dimenticato quelle piccole cose che solo un bambino può notare.
Allora, forse, è davvero utile ricordare?
Serve a qualcosa avere ricordi dei piccoli dettagli?
Oppure ci fanno male?
postato da: Chitarrista alle ore 22:29
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categorie: introspezione